Paolo Fresu - tromba, flicorno, effetti; Bebo ferra - chitarra; Paolino Dalla Porta - contrabbasso; Stefano Bagnoli - batteria

Devil… oltre le buone invenzioni dell'Italian Style

Abbiamo voluto lasciare quale aiuto a questa presentazione, una parte dell’azzeccato titolo di un articolo del compianto Vittorio Franchini, il quale etichettò la proposta del quartetto di Paolo Fresu quale una “buona invenzione dell’Italian Style”.

I saggi sanno bene che non è cosa buona quel “dormire sugli allori” che invece viene spesso perseguito addirittura come modello da gran parte della musica commerciale contemporanea. Onore dunque a Fresu e a questo straordinario gruppo che, dopo un’alba “elettrica” sulla scia della fortunata precedente esperienza del leader con il quartetto Angel, trovò nuova linfa creativa con, appunto, i nuovi “Devil”. E i “diavoli” protagonisti di questa nuova avventura, hanno davvero macinato tanta esperienza e tanta strada nei territori della musica del nostro tempo. Dunque, dopo il già citato inizio elettrico e mosso, attraverso l’idea tutta di Fresu di un nuovo senso di musica “meticciata” o – come la definisce lui stesso, “melangé” -  molti si domandavano da tempo dove avrebbe potuto approdare la musica del quartetto. Ebbene Fresu, Ferra, Dalla Porta e Bagnoli sorprendono ancora proponendo quello che sembrava essere stato il gruppo sostanzialmente più “elettrico” del jazz italiano degli ultimi anni, in una versione completamente acustica, ribaltando canoni e abitudini e anche le sonnolente abitudini di molti critici che trovano semplice etichettare velocemente un progetto. L’idea semplicemente “nuova” di Fresu è dunque quella, per certi versi spiazzante, di dare alle stampe un lavoro discografico decisamente diverso dai precedenti che proprio nel fatto di essere un disco completamente acustico e quindi suonato con strumenti completamente acustici (comprese le chitarre di Bebo Ferra e l’uso delle sole spazzole di Bagnoli, del quale uso è un riconosciuto vero maestro) ha il suo punto di forza.

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