Ethno Grafie

ingrandisci
Dialoghi da un'isola / Negossios dae un'isula

Paolo Fresu (Tromba/Flicorno e multieffetti), composizione, arrangiamento,
direzione e coordinamento - Italia -
Diederik Wissels (Pianoforte/tastiere, arrangiamenti e direzione per
orchestra da camera) - Olanda -
Eivind Aarset (Chitarra/Synth e campionamenti) - Norvegia
Paolino dalla Porta (Contrabbasso) Italia -
Joël Allouche (Batteria e Percussioni) - Francia/Algeria -
Orchestra 'New Romantic' di Cagliari - Italia -

Invitati speciali:

David Linx (Voce) - Belgio
Dhafer Youssef (Voce e Oud) - Tunisia
Elena Ledda (Voce) Italia/Sardegna
Coro “Su Cuncordu Oe su Rosariu” di Santulussurgiu con Giovanni Ardu,
Mario Corona, Antonio Migheli, Roberto Iriu (Voci) Italia/Sardegna

L’idea che ha dato origine a questo progetto è stata quella di festeggiare (l’8 dicembre 2002 a Nuoro) il trentennale dell’IRSE (Istituto Regionale Sardo Etnografico): un’architettura musicale in grado di contenere alcuni degli elementi principali della cultura musicale sarda del passato e del presente e veicolata attraverso una rilettura odierna e con il contributo sia di artisti sardi che di altri provenienti da differenti aree del Mediterraneo.
Questo perché si possa dare una visione di una Sardegna attuale, culturalmente viva, cosciente della propria tradizione ma allo stesso tempo pronta a confrontarsi con il mondo.
La voce, assieme alla tromba e con l’ausilio degli archi e di altri strumenti, gioca un ruolo primario, quasi a voler raccontare il cammino e l’evoluzione della cultura insulare: da una parte l’elemento profano e dall’altra quello sacro per portare l’ascoltatore in un ideale quanto virtuale percorso all’interno delle varie sale del Museo Etnografico, raccontandone così la storia, i suoni, i colori in tutti i sensi e con tutti i sensi.
Ognuno degli artisti presenti, sotto la direzione di Paolo Fresu, interpreta parte del repertorio popolare o originale (Elena Ledda e Su Cuncordu di Santulussurgiu) mentre anche gli artisti stranieri (il belga David Linx o il tunisino Dhafer Youssef) si confrontano con la lingua sarda interagendo, in molti casi, con le forme più tradizionali del repertorio.
La cifra musicale del progetto è, infatti, rappresentata da una partitura musicale che partendo dai temi più popolari della musica sarda si muove verso materiale originale concepito appositamente per l’evento e verificato da Paolo Fresu con Paolo Piquereddu, direttore dell’Istituto Etnografico Sardo, primo produttore del progetto I temi fondamentali di quest’avventura sonora sono dunque rappresentati dal Mediterraneo, con i suoi suoni, colori e cultura; dall’universo culturale della donna sarda e dall’immaginario e antropologico collegato ad un mondo realmente unico.
* * *

Un progetto politico e culturale coraggioso, maturato all’interno del Consiglio Regionale della Sardegna, determinò trent’anni fa la nascita dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico. Una vera scommessa, che istituiva nella capitale di quella che allora era ancora chiamata la società del malessere, un centro regionale di livello universitario, dedicato allo “studio della vita dell'Isola nelle sue trasformazioni, nelle sue manifestazioni tradizionali e nelle relazioni storicamente intrattenute con i popoli dell'area mediterranea”.
L’Istituto ha portato avanti la sua missione arricchendo e rendendo permanentemente accessibili le collezioni etnografiche e deleddiane, impiantando una biblioteca e una cineteca che per l’ambito etno-antropologico risultano le più ampie e qualificate dell’isola, realizzando ricerche, libri e filmati, organizzando convegni e rassegne di interesse internazionale. Ma, soprattutto, facendo in modo che venisse riconosciuto come luogo di incontro, di contatto e di scambio culturale, di ambito regionale e sovraregionale.
Abbiamo pensato di celebrare la ricorrenza del trentennale oltre che con le manifestazioni proprie di un ente culturale, quali convegni e mostre, con un concerto, chiedendo a Paolo Fresu di ideare un progetto che dall’evocazione di una cifra musicale della tradizione sarda si dispiegasse in un itinerario fatto di colloqui, scambi e aggregazioni tra culture musicali diverse:
una sorta di metafora di quanto l’Istituto ha cercato di fare attraverso il proprio lavoro museale, di ricerca e documentazione, affidata al potere immaginifico della musica di Paolo Fresu, simbolo del più vasto cosmopolitismo culturale e musicale e insieme testimone mai reticente di una sardità critica e felicemente dialogante col vasto mondo.
Il titolo del concerto Ethno grafie vuole immediatamente comunicare il senso di questa scrittura musicale, ma forse è il termine nuorese negossios a esplicitarlo meglio: significa, certo, conversazioni, dialoghi ma anche scambi, trattative, comparazioni, confronti, comunicazione. Attorno a queste parole chiave riteniamo debba condensarsi anche per il futuro il lavoro dell’Istituto, nella convinzione che l’essenza della missione affidatagli sia rinvenibile in quelle pratiche dialogiche interculturali fine ultimo del lavoro antropologico ed etnografico.
Paolo Piquereddu

Festeggiare con i suoni e le voci i trenta anni della nascita dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico assume per me un significato particolare poiché la musica e la lingua, idiomi in costante movimento, sono gli elementi che incarnano al meglio la storia testimoniandone l’evoluzione e proiettandola nel futuro.
Nuoro inoltre, collocata idealmente al centro della Sardegna, punto nevralgico e culla della tradizione, è quel luogo di incontro e di scontro culturale che bene equilibra il rapporto tra presente e passato.
Dunque un progetto musicale che contenga alcuni dei principali elementi della cultura musicale sarda e mediterranea filtrati e manipolati attraverso una rilettura moderna e personale con il contributo di artisti isolani e di altri provenienti da diversi ‘Continenti’.
Ciò perché si possa dare la visione di una Sardegna attuale, culturalmente viva, cosciente del proprio retroterra e della propria specificità ma allo stesso tempo pronta a confrontarsi con il mondo.
In questo contesto la voce, assieme alla tromba e con l’ausilio degli archi e di altri strumenti non tradizionali, gioca un ruolo primario quasi a voler raccontare il cammino e l’evoluzione della cultura insulare: da una parte l’elemento profano e dall’altra quello sacro che, partendo dai temi più popolari e muovendosi verso materiale originale concepito appositamente per l’evento, conducono l’ascoltatore per mano tra le sale di un Museo virtuale raccontandone così la storia, i suoni, ed i colori in tutti i sensi e con tutti i sensi.
Paolo Fresu

ethno grafie
press kit
Fresu, tutti i suoni di un'isola
A Nuoro le suggestioni del progetto musicale «Ethno Grafie»
Musicisti da tutto il Mediterraneo per il concerto dell'Isre
di Roberto Boi

NUORO. Il jazz si presta all'etnografia, o magari il contrario, un'orchestra con voci, archi, percussioni e fiati entra dentro il mondo incantato nascosto per secoli tra i monti e nelle profondità del mare nostrum, scava e ricerca continuità su quanto prodotto, scritto e dimenticato, rielabora e ricompone, rivede il tutto alla luce di una modernità quasi vinta, battuta. Non esiste fine per la storia, e tantomeno esiste un inizio. Paolo Fresu e la sua tromba chiamano, il resto del Mediterraneo risponde, lui è là, seduto in un angolo, a stendere un tappetto soffice di sonorità su cui tutti possono passare, con tutto, ma proprio tutto, che riesca a produrre un suono, un battito, una sensazione. «Ethno Grafie, dialoghi da un isola», progetto originale di Paolo Fresu, commissionato dall' Isre per festeggiare il trentennale di attività dell'istituto, domenica ha ospitato sul palco della sala del cinema Le Grazie di Nuoro (piena fino all'inverosimile, con tante persone rimaste fuori al freddo a mendicare un posto anche in piedi) gran parte dei vecchi compagni della strada del jazz che il trombettista di Berchidda percorre orami per tutta l'Europa da piu' di vent'anni. Di Fresu gli arrangiamenti dei brani tradizionali e le musiche originali, che confessa, a fine concerto, di aver composto in appena tre mesi, e che il tempo per le prove, con musicisti che arrivavano da tutto il mondo, è stato veramente poco. «Siamo andati d'istinto - spiega - ho dato ai musicisti le partiture delle mie composizioni e quelle di alcuni arrangiamenti, ci siamo ritrovati ed in poche ore abbiamo assemblato il tutto. Voleva essere una scommessa e non so se l'abbiamo vinta, credo sia stato un momento irripetibile, uno di quelli che sono destinati a nascere e a morire subito dopo. Ma questo non scriverlo, non vorrei che ci facessimo una brutta figura». Riesce a scherzare, Fresu, tra gli abbracci di musicisti, coristi, tutti quasi stupiti della riuscita di quello che qualcuno è arrivato a definire un mezzo miracolo, o giù di lì.
Tutto è partito dal tema del viaggio, che ha aperto il concerto, perché se non sono le persone a viaggiare, se non c'è uno spostamento fisico, ci pensano i suoni, quelli li porta il vento, scavalcano i monti ed i mari, formano le onde, la risacca, si uniscono e si ricompongono, naturalmente, in musica. Si è arrivati al Miserere, passando per «Ethno Grafie», sicuramente la parte più intensa, quella in cui la contaminazione della differenza andava al di là del semplice arrangiamento, e alla preghiera delle preghiere, Deus ti Sarvet Maria, con Elena Ledda, alla voce, e Fresu alla tromba ad inseguire, sempre lì, in un angolo, mai invadente, fino all'incontro tra la musica tradizionale sarda, con la nostra Boche, il classico della musica a tenore, e quella che arriva dall'Africa, affidata al tunisino Dhafer Youssef. Cadono, si sgretolano tutte le frontiere, mentre Fresu campiona i suoi suoni, li trasforma e li riadatta alle circostanze, perché forse non è ancora sufficiente pensare che sul palco ha mezzo mondo, vorrebbe gli aborigeni australiani e sintetizza il suono del Dijeridoo, è al chiuso e campiona il soffio del vento. «Ho provato a fare una specie di giro del mondo, con questo viaggio, alla ricerca di qualcosa che appartenesse al repertorio popolare di altri paesi, però poi, ereticamente, e ci tengo a ribadirlo, ereticamente, mi sono ritrovato ancora qui in Sardegna, e il giro si è chiuso, così, nel punto esatto di partenza. Sarà che siamo al centro del Mediterraneo, che qui è passato di tutto. Chissà, forse è per questo che mai come ora, grazie a questo progetto, ho visto la Sardegna come un punto d'arrivo, come un approdo certo di tanta parte della cultura Europea e non solo». Sorride, Fresu, e si prende ancora i ringraziamenti, e li ricambia, degli amici di viaggio: David Linx, cantante proveniente dal Belgio, il tunisino Dhafer Youssef, Oud e voce, Diederick Wissels, olandese, al pianoforte, il norvegese Eivind Aarset, chitarra elettrica, Paolino Della Porta, al contrabbasso, la già citata Elena Ledda, il percussionista francese Joel Allouche, e le voci del "Su Cuncordu e su Rosariu" di Santulussurgiu e il gruppo d'archi della New Romantic Orchestra. Uscirà un Cd, e sarà l'unica occasione per rivivere insieme questi momenti. Che sono stati unici, e forse irripetibili.

LA NUOVA SARDEGNA / martedì 10 dicembre 2002

“Musica jazz”, gemme rare in cd
“Etnografie” di Fresu incanta Nuoro con due ore di concerto
Festa riuscita verrebbe da dire il giorno dopo il grande concerto tenutosi al cineteatro Le Grazie di Nuoro per celebrare degnamente il trentennale dell’Istituto Regionale Etnografico. Una decina di artisti, la cui bravura è ampiamente riconosciuta a livello internazionale hanno portato in scena l’opera Etnografie, composta per l’occasione. Ideatore del progetto il trombettista Paolo Fresu che visto il risultato e il coinvolgimento suscitato dallo spettacolo è riuscito nell’intento iniziale: quello di coniugare la musica e le melodie della tradizione sarda con quella delle culture più diverse dalla nostra, ma non per questo non integrabili. Insomma quell’incontro tra l’elemento della tradizione e la modernità che poi significa un confronto in grado solo di arricchire le varie parti.
Così come è accaduto domenica sera per i musicisti, ma anche per il pubblico che ha seguito con viva attenzione per quasi due ore le performance degli artisti in un’atmosfera a volte quasi onirica, grazie alla suggestione degli archi ma anche all’alternarsi, e a volte al saldarsi, dell’elemento sacro con quello profano.
Una simbiosi ottenuta grazie alle voci del Coro Su concordu e su Rosariu di Santu Lussurgiu, di Elena Ledda, David Linx e Dhafer Youssef sostenuti da Joel Alluche alla batteria e alle percussioni, dal gruppo d’archi della New Romantic Orchestra di Cagliari ed infine da Evind Aarseth alla chitarra elettrica, Diederik Wissels al pianoforte e Paolo Fresu come di consueto alla tromba e flicorno. Gran finale con l’immancabile bis richiesto dal pubblico tutto in piedi a battere le mani con una Ninna nanna a due voci, interpretata dalla calda voce di Elena Ledda e da quella di David Linx, che malgrado qualche piccolo e comprensivo errore di pronuncia è apparso veramente a suo agio. Ulteriore testimonianza di una versatilità ormai senza più confini.
Chi ha perso il bel concerto di Paolo Fresu, può però andare in edicola ad acquistare il numero di dicembre di ‘Musica jazz’ che regala un cd, fuori commercio, con qualche inedito del trombettista berchiddese. Diciannove brani (settantacinque minuti di ascolto) per lo più assai rari, datati fra 1989 e 2001 accanto a Glenn Ferris, Tino Tracanna, Emanuele Cisi, John Taylor, Franco DAndrea, Jon Balke, Antonello Salis, Nguyên Lê, Furio Di Castri, Aldo Romano, Pierre Favre, ai virtuosi di strumenti etnici Dhafer Youssef e Soriba Kouyaté, alle voci di David Linx, Candace Smith, Alice, e ad altri ancora.
Luca Urgu

UNIONE SARDA / 10 dicembre 2002
 
     

[ Progetti / Tour ]  [ Artisti ]  [ Proposte concerti ]  [ Info ] 

P.iva: 0065466216