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Trovesi & Coscia: In cerca di cibo
Gianluigi Trovesi: clarinetti; Gianni Coscia: fisarmonica
[il progetto può essere rappresentato anche in forma di trio [Radici]con il percussionista Stefano Bertoli
[ECM 1703 543 034-2]
Umberto Eco nelle note scritte appositamente per questo album ECM, descrive con passione il modo in cui la fisarmonica di Gianni Coscia lo iniziò, negli anni 50, al mondo del jazz, e continua ..Ho seguito la maturazione di Coscia sino al suo incontro con Trovesi e ormai riconosco nelle loro sperimentazioni qualcosa di particolare, che non è più il jazz delle origini e non è neppure un tentativo di far entrare Armstrong al Carnegie Hall.
Ora Eco argomenta siamo di fronte a una nuova trasversalità dove cadono le distinzioni di genere, con unattenzione (questa si, veramente nuova) al folklore italiano. In questo loro gioco di richiami tra testi ed eredità diverse, essi inducono talora nellascoltatore sistemi di attese che dimprovviso frustrano, cambiando le regole del gioco. Che è una delle caratteristiche dellesperimento, questa volta assunta senza rinunciare a qualcosa a cui la musica sperimentale spesso rinuncia, e cioè il piacere. In verità, i pezzi di In cerca di cibo si articolano su più livelli, ma la qualità più immediata che la musica veicola è il sentimento che i musicisti condividono.
Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia hanno spaziato, individualmente, attraverso molti linguaggi musicali, ma In cerca di cibo è in primo luogo una celebrazione delle radici. Trovesi e Coscia sono amici da lungo tempo - Trovesi di Nembro, piccolo paese bergamasco e Coscia di Alessandria (anche città natale di Eco) - e la musica che suonano riprende in esame i suoni che erano nellaria allepoca della loro giovinezza. E una musica filtrata dalla nostalgia e dalla memoria così come dalla saggia esperienza del mondo acquisita lungo il cammino. A volte è profondamente sentimentale, a volte gioiosamente ironica. Allinterno di questo paesaggio sonoro Django del Modern Jazz Quartet viene riconsegnata alle sue radici popolari europee con un sorprendente richiamo finale allantica melodia ebraica di Donadona.
Brani del compositore milanese Fiorenzo Carpi (1918-1997) - inclusi alcuni frammenti della colonna sonora di Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (con la Lollobrigida come Fata Turchina, Manfredi nel ruolo di Geppetto e Franchi e Ingrassia come Il Gatto e La Volpe) - si sposano alla perfezione con il sinuoso tango El Choclo, che in questa versione ha un aroma quasi Klezmer con lo struggente clarinetto di Trovesi, così come con il pezzo di Luis Bacalov, il compositore argentino di colonne sonore, che ha ricevuto il premio Oscar proprio per la musica del film Il postino, conosciuto sia per aver firmato le musiche originali del Vangelo secondo Matteo di Pasolini che per il celebre Concerto Grosso scritto per i New Trolls, e per il suo contributo al genere Spaghetti Western (inclusa una versione completamente diversa di Django). I temi di Carpi hanno una risonanza speciale per il clarinettista e il fisarmonicista. Dietro unapparente semplicità, questa musica si mostra intrisa di profondi riferimenti culturali. Carpi ha infatti svolto un incredibile quanto sotterraneo lavoro sin dal 1947, anno di fondazione del Piccolo Teatro firmando le musiche di più di 130 spettacoli alcuni, ovviamente diretti da Giorgio Strehler, decisamente memorabili come El nost Milan, Vita di Galileo, Arlecchino, Re Lear, La Tempesta, visti e applauditi in tutto il mondo.
Ha musicato canzoni come Ma mì e Le Mantellate con parole di Strehler, , Quella cosa in Lombardia con parole di Franco Fortini, Stringimi forte i polsi,La luna è una lampadina ed altre elaborate con Dario Fo con cui ha collaborato per molti titoli del suo teatro tra cui Isabella tre caravelle e un cacciaballe,Settimo ruba un pò menoe Lopera dello sghignazzo. Ma Carpi ha collaborato anche con Patrice Chereau, Eduardo De Filippo, Klaus Grueber, Franco Parenti, Roland Petit, Louis Malle, Carlo Mazzacurati trovando il tempo per composizioni cameristiche e sinfoniche.
A lungo considerato un musicista per musicisti, Gianluigi Trovesi da diversi anni è riuscito ad incontrare un pubblico più ampio sia in Italia che allestero. Verosimilmente il solista di maggior talento di quella irruenta big band piena di solisti, che è lItalian Instabile Orchestra (vedi Skies of Europe ECM 1543), Trovesi è anche leader di suoi ensemble, ed in particolare di un ispirato ottetto che è da tempo una presenza regolare nel circuito dei festival europei raccogliendo prestigiosi riconoscimenti mentre si attende la pubblicazione di un disco del nonetto, sua ultima fatica.
Dopo un attento studio classico del clarinetto, Gianluigi Trovesi si è guadagnato da vivere negli anni 60 e primi 70 suonando ogni genere immaginabile di musica, dalla musica da ballo a quella orchestrale, al jazz tradizionale e moderno. La sua brillante qualità di solista emerse per la prima volta nel quintetto di Giorgio Gaslini. Da non sottovalutare anche il lungo sodalizio con lorchestra leggera della RAI di Milano.
Fra i suoi contemporanei tuttavia, Trovesi aveva un atteggiamento atipico, per la sua convinzione che un jazzista europeo aveva senso se inserito nella sua area geografica, e col suo trio, formato nel 1977, esplorò i confini fra la musica folkloristica italiana ed il jazz sperimentale (in qualche modo il suo lavoro in Italia ha avuto un percorso simile a quello di John Surman in Gran Bretagna).
Dall80 in poi ha lavorato con un vasto numero di protagonisti internazionali, fra cui Anthony Braxton, Kenny Wheeler, Steve Lacy, Lester Bowie, Barre Phillips, Evan Parker, Misha Mengelberg e la ICP Orchestra, Horace Tapscott, Louis Sclavis, Tony Oxley, Michel Portal e molti altri. In anni più recenti le sue collaborazioni più significative, oltre a quella già citata con lItalian Instabile Orchestra, comprendono partecipazioni a progetti di Paolo Fresu, Bruno Tommaso, Franco DAndrea, Giancarlo Schiaffini, Pino Minafra, Paolo Damiani, Keith Tippett, come guest del Nexus di Tiziano Tononi/Daniele Cavallanti, dellElectric Five e della Carmen di Enrico Rava, ma lelenco potrebbe continuare.
Gianni Coscia, dopo aver completato studi classici, ha svolto la professione di avvocato per molti anni, lavoro che ha relegato la musica nel retrobottega. Ciononostante, proprio in questo periodo, ha suonato con diversi musicisti americani in visita nel nostro paese come Joe Venuti, Bud Freeman e Sir Charles Thompson. Fortemente influenzato dalla musicalità e dallautorevole carisma di Gorni Kramer, compositore, fisarmonicista e band leader molto popolare per le sue frequenti apparizioni televisive, può oggi esserne considerato il successore anche per leclettica capacità di spaziare attraverso generi diversi. Coscia ha interpretato magnificamente il repertorio di Kramer in un progetto dal titolo A Kramer piaceva così.
Nell85 ha pubblicato lalbum di grande successo Laltra fisarmonica in cui lo strumento si combina con un quartetto darchi (esperienza che si riallaccia a quella del recente CD La Bottega) esplorando variazioni su temi popolari italiani, ed un altro suo disco da ricordare è Il Bandino. La Briscola, del 1989, sigla la reunion con Trovesi, e da allora i due musicisti hanno lavorato insieme in molti progetti. Coscia ha preso parte alla Big Band di Giorgio Gaslini e a Bande Sonore di Battista Lena e ha lavorato in diverse occasioni con orchestre suonando la musica di Kurt Weill e Astor Piazzolla.
Un discorso a parte merita il suo ruolo di accompagnatore di voci femminili, prima fra tutte la sua storica collaborazione con Milva seguita letteralmente in tutto il mondo, e parallelamente con altre cantanti come Gioconda Cilio, Mariapia De Vito, Lucia Minetti.
Altre significative collaborazioni vedono Coscia assieme a Rava, Minafra, Damiani, e ad Azzola, Salis e Galliano in un crepitante quartetto di fisarmoniche (che più abitualmente si riduce a duo con Salis) e allinterno del Gramelot Ensemble di Simone Guiducci. Da non dimenticare la sua partecipazione alla realizzazione di dischi di De Andrè (Anime Salve) e di Giorgio Conte.
Nel 1995 Trovesi e Coscia pubblicano il loro primo album Radici per lEgea. Questo disco ha avuto, come è noto, esiti di critica e pubblico di gran lunga superiori ad ogni aspettativa ed è stato ristampato diverse volte.
Il potere comunicativo della musica del duo è particolarmente evidente durante i loro concerti dove hanno sul pubblico un forte impatto emotivo con la loro musica fluida, geniale e vigorosa.
In alcune occasioni il duo si avvale del contributo di Stefano Bertoli alle percussioni.
Umberto Eco sottolinea che ..Lesecuzione può essere apprezzata ad un livello alto, cogliendo i rinvii intertestuali, e a livello basso, come musica tout court, senza essere disturbati dal rimando erudito e malizioso...Ecco dunque un modo di rendere popolare la musica colta e colta la musica popolare. E allora non chiediamoci in quale tempio collocare le esecuzioni di Coscia e Trovesi. Allangolo della strada come in una sala da concerto, esse si troverebbero a proprio agio.
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