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P.A.F. Trio
Paolo Fresu: tromba, flicorno e multieffetti
Furio di Castri: contrabbasso
Antonello Salis: pianoforte e fisarmonica
C’è molto Mediterraneo possibile nella proposta di questo trio.
Quello incredibilmente “naturale” di Fresu, che da sempre riesce magicamente a tradurre e a veicolare l’impossibile equilibrio della sua Sardegna, aspra e dolcissima, sinuosa e frastagliata. Quello della maturità e della possenza del metronomico cuore ritmico di Furio Di Castri, ricco di mille rivoli creativi e dei mille colori del pensiero. E quello della vulcanicità e dell’ebbrezza di Antonello Salis, fatto invece di quella Sardegna che sa affondare il coltello dei sentimenti in un viaggio di sensazioni forti cui non si vorrebbe mai porre fine.
Pochissimi altri sono capaci di affrontare in modo così “corretto” il senso più logico di una sonora “mediterranean way of life”: a volte addirittura allontanandosene di miglia e miglia; altre col cuore che batte ad un millimetro dal nucleo vitale del mondo latino.
Fisico e cerebrale. Che fa battere il piede ma allo stesso tempo ti nutre la mente.
Come solo uno di quei piccoli segreti che hanno fatto speciale la musica di queste latitudini e che – per certi versi – restano ancora da scoprire.
L’evento live è forse quello migliore per poter analizzare il perfetto interplay messo in gioco dal trio. In grado di dilatarsi sui sentieri del jazz più sciolto e di soffermarsi attorno a ciò che è in realtà il patrimonio italiano di evergreen e standard leggeri: lo stesso, che ad altre latitudini, ha fatto il successo di storiche ipotesi jazzistiche. Diagrammi ecumenici elaborati con una freschezza rara ed una brillante capacità stilistica.
In più - e qui la differenza con progetti similari si fa davvero sentire - grazie ad una comunicazione strepitosa: un “filo diretto” sempre profondo ed elegante in grado di porre in collegamento classiche ipotesi metropolitane con intimi mari di tranquillità dalla paesaggistica più spinta.
Un’esperienza così naturale e sensibile da non richiedere altri commenti: è solo da vivere e da apprezzare per forza vitale, humour e vibrazioni positive portate con sé.
Nuova importante esemplificazione di una primavera musicale jazzistica che brilla ormai da tempo di straordinaria luce propria.
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All'inizio del 1990, dopo avere suonato molti anni insieme in varie formazioni, Paolo Fresu e Furio di Castri hanno iniziato a collaborare in duo, seguendo l'idea di esplorare le relazioni tra musica acustica e elettronica con due strumenti "fisici" come la tromba e il contrabbasso e attraverso un repertorio di composizioni originali, standards e creazioni estemporanee, dovute anche all'uso di effetti elettronici.
Il grande interesse che è cresciuto intorno a questo progetto è testimoniato dalla produzione di 5 CD, da centinaia di concerti eseguiti in Italia, Europa, in Cina e Giappone, e dalla produzione di molti lavori in contesti multimediali (danza, cinema, teatro, video, arte contemporanea, ambiente).
Concepito come un progetto aperto, il duo si è espanso spesso verso formule "duo più uno" o "doppio duo", con la partecipazione di ospiti speciali come musicisti, attori, mimi e danzatori. In questo ambito sono state rilevanti le collaborazioni con il pianista inglese John Taylor nel 1992 e '93, con il percussionista Naco nel 1993 e '94, con il percussionista Pierre Favre e il pianista norvegese Jon Balke nel 1995 e 1996.
L'incontro con Antonello Salis è avvenuto nel 1995 e ha rappresentato fin dall'inizio una nuova avventura sonora.
In poco più di un anno i tre musicisti hanno tenuto una lunga serie di concerti sia in ambiti jazzistici (Ginevra, Parigi, Torino, Padova, Roma, Pisa, Basilea, Losanna) che di 'frontiera' - incontri con la poesia, la danza, l'arte contemporanea. I progetti più emblematici di questa direzione sono il CD Rom Plus interattivo su un’opera dello scultore Flavio Piras (il primo del genere che sia mai stato realizzato in Italia) e la collaborazione all'interno di 'Sonos e Memoria' - progetto multimediale di cinema e musica dal vivo - che dopo essere stato presentato al Premio Solinas (La Maddalena) e alla Mostra del cinema di Venezia nell'estate 1995, è stato rappresentato nel corso del '96 a Nizza, Strasburgo, Milano, Cagliari, Alghero, Sassari, Rio de Janeiro, São Paulo.
Nel corso del 1998 è stato pubblicato per la Splasc(h) Records un cd registrato dal vivo a Capodistria, che testimonia l’altissima caratura artistica di questa formazione, sempre più apprezzata anche a livello internazionale.
Nel 2004 il gruppo pubblica finalmente un nuovo lavoro discografico per la Label Bleu francese.
Si tratta della prima incisione in studio del trio, normalmente abituato a “catturare” avventure concertistiche, poiché è proprio dal vivo che questo trio trova straordinari momenti di interplay e di comuni intenti creativi.
DISCOGRAFIA DEL P.A.F. TRIO (FRESU/DI CASTRI/SALIS)
Hands (CD Rom Plus interattivo ideato da Flavio Piras) – AMIATA RECORDS - 1996
P.A.F. Live in Capodistria – SPLASC(H) RECORDS – 1998
Morph - Label Bleu Records - 2004
DISCOGRAFIA DEL DUO FRESU/DI CASTRI
Urlo YVP rec- 1994
Evening Song OWL rec 1992
Contos (con John Taylor) EGEA - 1994
Opale (con F. Tattara) PHRASES - 1989
MythScapes (con Pierre Favre and Jon Balke) SOUL NOTE – 1995
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Un autentico supergruppo: non si può definire altrimenti il P.A.F. Trio, vero organismo collettivo che allinea alcune delle più versatili personalità artistiche del jazz italiano ed europeo tutto, ovvero Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Di Castri, musicisti che presi individualmente non hanno certo bisogno di molte presentazioni. Formazione assolutamente paritaria a cominciare dalla stessa intestazione, che ha origine nelle iniziali dei nomi dei tre componenti, P.A.F. si distingue proprio per il mirabile equilibro delle forze in campo, unito ad un concentrato di creatività che trae la propria linfa vitale da un innato senso dell’interplay e nel quale convivono molteplici ingredienti sonori, amalgamati tra loro con grande gusto e fantasia. È musica solare, mediterranea nel respiro, schiettamente jazzistica nella pronuncia, quella di P.A.F., frutto dell’incontro tra il lirismo di Fresu, l’estro vulcanico di Salis e la dinamica spinta propulsiva di Di Castri. Sin dalla sua costituzione, avvenuta nel 1995 come estensione di un già ampiamente collaudato duo formato dal trombettista sardo e dal contrabbassista piemontese, il gruppo ha tenuto numerosissimi concerti, tra cui quello documentato in Live In Capodistria (Splasch), intensa fotografia di una performance del dicembre del 1996 dove trovarono posto anche un celebre standard jazzistico (“Everything Happens To Me”), un classico della canzone napoletana (“Monasterio ‘e Santa Chiara”) e quel piccolo grande capolavoro che è “Lester”, manifesto del Salis più poetico. Per vedere Fresu, Salis e Di Castri riuniti in sala di incisione (al di là della realizzazione, sempre nel 1996, del CD Rom Hands, ideato assieme allo scultore Flavio Piras) si è dovuto invece attendere il gennaio del 2004. Il risultato è contenuto in Morph (Label Bleu), trasposizione in musica di una tecnica tipica della grafica tridimensionale - detta appunto morphing - che modifica progressivamente un’immagine in un’altra. L’album è, di conseguenza, ricco di trasformazioni, di invenzioni, di repentine mutazioni sonore, e traccia una sorta di itinerario geografico-musicale che dal Mediterraneo si spinge fino al Sud America, passando per l’Africa, in un ideale abbraccio fra culture solo apparentemente lontane tra loro. Titoli come “Chorinho”, preso a prestito da un caratteristico ritmo brasiliano, “Chatango”, “Fado Curvo” e “Another Road To Timbuktu” sono già di per sé emblematici, ma nulla in Morph appare didascalico: all’interno di uno stesso brano sono spesso confluite influenze diverse, trattate tutte in maniera originalissima. “Paftastique”, per esempio, assomma profumi orientali con una ricerca che si inoltra in territori prossimi alla più sofisticata ambient music, anche grazie ad un uso intelligente (qui come altrove) di effetti elettronici, sfociando poi in una danza ballabile ad ogni latitudine e longitudine. Molti sono gli episodi intrisi di toccante poesia, ad iniziare da “Nogales”, tributo a Charles Mingus firmato da Salis, da “Madrugada” di Furio Di Castri, sentita dedica ai figli dei desaparecidos adottati dagli stessi torturatori argentini, e da “Corale Soñiante” di Fresu. E non manca qua e là pure un pizzico di ironia, come avviene nella rilettura dell’ouverture dall’opera di Offenbach “Les Contes D’Hoffmann” o nei siparietti (r)umoristici che aprono e chiudono il CD. Insomma, su disco e ancor più dal vivo, il P.A.F. Trio dà splendida dimostrazione di quella musicalità davvero fuori dagli schemi che, peraltro, appartiene al DNA dello stesso Fresu e dei suoi preziosi compagni di avventura.
Roberto Valentino
MORPH (Label Bleu, 2004)
Definizioni:
1. Un’immagine che si trasforma progressivamente in un’altra
2. Distorsione di un oggetto in modo che assuma una forma diversa, pur mantenendo inalterato il numero di vertici e delle facce triangolari che compongono la “mesh” , ovverosia quel reticolo tridimensionale formato da facce triangolari unite per i vertici le une alle altre, in modo da formare una superficie continua.
Gli abituées del mondo della grafica tridimensionale sono ovviamente abbastanza familiari con le terminologie adottate per rendere l’idea di “Morph”.
Partendo dal significato base di ciò che significa creare un effetto “morphing”, sembrerebbe comunque abbastanza semplice trasporre il significato grafico del termine alle architetture sonore del nuovo progetto del trio P.A.F. , ricco quindi di quelle che potremmo definire “invenzioni a sorpresa” oppure – meglio – di invenzioni musicali, capaci di trasformare un brano in un altro, traslitterando quelli che sembrerebbero i suoi componenti base, in altre forme o tipologie sonore. In altre parole è come se un brano, che in tutto e per tutto sembrerebbe poter essere riconoscibile come un tango, si trasformi poi – entro il suo stesso scorrere – in un valzer, oppure in un reggae. “Trasformazioni” a cui P.A.F. ci ha già da tempo abituato, giocando spesso e volentieri con ironia su basi sicuramente tradizionali, ma con lo sguardo e l’orecchio rivolto ben oltre i confini di una tipologia musicale predefinita.
La nuova avventura del trio, la prima – tra il resto – discograficamente non registrata dal vivo, conferma lo straordinario stato di salute creativa dei suoi tre protagonisti e propone nuove strade di freschezza a territorialità jazzistiche sicuramente innovative. Giocando, ovviamente. Come pensando a fotografie impossibili che solo il “morphing” più folle può rendere reali.
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