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Round About Weill
‘ round about Weill
Umberto Eco
Contaminando nel dormiveglia
Quando Gianni Coscia e Gianluigi Trovesi mi avevano annunciato che avrebbero fatto un disco dedicato a Kurt Weill, io avevo molto temuto per la loro salute musicale. Weill, mi dicevo, non si tocca, e sopratutto non lo si tocca se non si è tedeschi della repubblica di Weimar, non lo si suona in un cabaret fumoso della Berlino tra le due guerre, non si è presi da nostalgie spartachiste e altri eroici furori brechtiani. Kurt Weill, mi dicevo, va gridato, e Coscia e Trovesi non sono urlatori esagitati. Di solito divagano sottovoce.
Volevo capire come avrebbero risolto Weill questi due errabondi maestri del missaggio di diverse memorie musicali che, presentandoli in un disco precedente, avevo definito come due musicisti che, partendo dall’omaggio a tanti loro maggiori, mescolando temi colti e temi popolari, avevano elaborato “una gioiosa poetica della cadenza”. Come avrebbero sviluppato su temi di Weill quella cadenza che – come è loro costume – avrebbe dovuto prendere il posto dell’intero concerto?
Non si trattava di chiedere a Trovesi e a Coscia (né di attendersi da loro) una rivisitazione filologica dell’epoca di Weill. Tra l’altro (e forse dico un’eresia, ma così ho ascoltato i brani 21 e 22 di questo disco), i nostri due vagabondi tematici sono più affini al sarcasmo espressionistico di Weill proprio quando fanno spericolati e inquietanti esercizi sulla "Cumparsita" e su "Fra’ Martino Campanaro", osando disattendere alla buona regola dei modi. Quando invece viene evocato direttamente, Weill, come ogni altro tema o eredità musicale, è per loro un ricordo, una passione – certo – una nostalgia, ma proprio per questo, liberato dai suoi riferimenti storici, si trasforma in fatto personale, memoria d’adolescenza, e come tale viene mormorato, talora rimemorato in modo quasi letterale, talora e più spesso soltanto accennato, ripreso e abbandonato, inserito nel flusso di altri ricordi melodici o armonici.
Un Weill vissuto in un dormiveglia musicale dominato da un principio (quasi onirico) della contaminazione, dove si mescola ad altre fonti d’ispirazione, e accetta talora di farsi persino padano o addirittura monferrino – come accade, mi pare, in Divagazioni su "Youkali” e in Ein Taifun!… Tifone? – poi di colpo riappare, riconferma i suoi diritti – tale gloriosamente si dipana nelle due variazioni su Alabama Song, che non a caso è la più sussurrata delle melodie di Weill – e di nuovo svanisce, si perde nelle brume create da questi due fabulatori impenitenti, magari compiendo una fuga adulterina col Rodgers di “My funny Valentine” o di “Blue Moon”…
Il problema di questo disco è che ha un inizio e una fine, mentre questi tipi di dormiveglia dovrebbero durare senza limiti perché, a lasciarli fare, Coscia e Trovesi non finirebbero mai di lanciarsi le loro provocazioni sornione, spostandosi sempre là dove l’ascoltatore non se li attende – ma ciascuno dei due è sempre lì, pronto a rilanciare di contropiede.
Umberto Eco
Ansteckung im Halbschlaf
Als Gianni Coscia und Gianluigi Trovesi mir ankündigten, dass sie eine CD über Themen von Kurt Weill machen würden, fürchtete ich um ihre musikalische Gesundheit. An Weill rührt man nicht, sagte ich mir, schon gar nicht, wenn man kein Deutscher der Weimarer Republik ist, nicht in einem verräucherten Kabarett des Berlin der Zwischenkriegszeit spielt, nicht von spartakistischen Nostalgien und anderen heroischen Schwärmereien des jungen Brecht durchdrungen ist. Kurt Weill, sagte ich mir, muss gegrölt werden, und Coscia und Trovesi sind keine erregten Schreihälse. Gewöhnlich schweifen sie halblaut umher.
Ich fragte mich, wie diese beiden vagabundierenden Meister des Verschnitts verschiedener musikalischer Reminiszenzen nun mit Weill zurechtkommen würden; anlässlich ihrer letzten CD hatte ich sie als zwei Musiker definiert, die, ausgehend von der Huldigung an ihre großen Vorgänger, durch Vermischung von hochkulturellen mit populären Themen eine „fröhliche Poetik der Kadenz“ entwickelt hatten. Wie würden sie diese Kadenz, die – wie es bei ihnen üblich ist – an die Stelle des ganzen Konzerts treten müsste, über Themen von Weill entwickeln?
Es ging nicht darum, von Trovesi und Coscia eine philologisch exakte Revisi¬tation der Epoche Weills zu verlangen (oder zu erwarten). Unter anderem – und vielleicht sage ich hier etwas Ketzerisches, aber so habe ich die Stücke 21 und 22 dieser CD gehört – stehen unsere beiden Themen-Vagabunden dem expressionistischen Sarkasmus Weills gerade dann am nächsten, wenn sie waghalsige und beunruhigende Variationen über "La Cumparsita" und "Bruder Jakob" erfinden, ohne sich zu scheuen, gegen die guten Dur- und Moll-Regeln zu verstoßen. Wo sie dagegen Weill direkt zitieren, ist er für sie – wie jedes andere musikalische Thema oder Erbe – eine Erinnerung, eine Passion, gewiss eine Nostalgie, aber gerade darum, weil befreit von seinen historischen Bezügen, verwandelt er sich in eine persönliche Angelegenheit, eine Jugenderinnerung, und als solche wird er gemurmelt, manchmal fast wörtlich zitiert, öfter bloß angedeutet, kurz aufgegriffen und wieder fallengelassen, in den Fluss anderer melodischer und harmonischer Erinnerungen eingefügt.
Ein Weill, erlebt wie in einem musikalischen Halbschlaf, beherrscht von einem (fast träumerischen) Prinzip der Ansteckung, in dem er sich mit anderen Inspirationsquellen mischt und es bisweilen sogar zulässt, in einen Bewohner der Poebene, ja des Monferrato verwandelt zu werden (wie es mir in Divagazioni su "Youkali“ und Ein Taifun!... Tifone? zu geschehen scheint), um dann plötzlich wieder als er selbst aufzutauchen und seine Rechte geltend zu machen – so entfaltet er sich glorios in den beiden Variationen über den Alabama Song, nicht zufällig die am zartesten hingehauchte aller Melodien von Weill, und verblasst wieder, verliert sich in den Nebelschwaden, die von diesen beiden unverbesserlichen Fabulierern erzeugt werden, womöglich unter den Klängen eines liederlichen Seitensprungs mit dem Rodgers von „My funny Valentine“ oder „Blue Moon“
Das Problem dieser CD ist, dass sie einen Anfang und ein Ende hat, während diese Art von Halbschlaf endlos weitergehen müsste, weil Coscia und Trovesi, wenn man sie machen ließe, nie aufhören würden, sich ihre hinterlistigen Provokationen zu liefern, immer dahin ausweichend, wo der Zuhörer sie nicht erwartet – aber jeder der beiden ist immer präsent, bereit zu neuen Überraschungsaktionen.
Übersetzung: Burkhart Kroeber
Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia
Round aboutWeill
Gianluigi Trovesi: clarinetto piccolo e alto; Gianni Coscia: fisarmonica
ECM 1907
Ancora “provocazioni sornione” in musica (per citare Umberto Eco, che di nuovo, scrive le note per il libretto) lanciate dal grande duo che già molti aveva affascinato con la registrazione di “In cerca di cibo” nel 1999, “spostandosi sempre là dove l’ascoltatore non se li attende.” “In cerca” includeva improvvisazioni da fonti diverse come il Modern Jazz Quartet e la musica per la celebre produzione televisiva di Pinocchio. Questa nuova registrazione li riprende sulla base di un approccio tanto tangente quanto indagatorio nei confronti di uno dei compositori più creativi del ventesimo secolo e ancora, dopo tutti questi anni, non pienamente compreso: Kurt Weill (1900-1950).
Eco sembra preoccuparsi per i nostri due amici, ed in fondo esprime sorpresa per questa scelta, ma possiamo leggere una chiara logica in tutto ciò. Gli studiosi di Weill parlano tuttora del problema dei “due Weill”, il compositore degli anni tedeschi, inizialmente collocato vicino a Hindemith, e quello delle canzoni per Broadway negli anni americani, che lavora all’interno della tradizione del musical, del teatro popolare, del cinema. Per Trovesi/Coscia questo “problema” non sussiste proprio dal momento in cui i due improvvisatori da Nembro e da Alessandria, rispettivamente, condividono un simile disprezzo per le artificiose distinzioni tra arte alta e bassa; loro sanno, come Weill del resto, che si può trovare grande musica tanto per le strade come in sale di conservatorio e che tutte le forme costituiscono un valido veicolo per sostenere un argomento o che si possa giocare con esse, divertendosi.
Agitatore comunista ed ebreo, Weill fu uno dei primi compositori a comprendere appieno il potenziale creativo del jazz e si ponendosi come naturale progenitore anarco-spirituale di molte esperienze future. Dalla loro prospettiva, così tipicamente italiana, Trovesi e Coscia vedono Weill, in una dimensione estetico-musicale, assai vicino al loro eroe Fiorenzo Carpi, già celebrato nel lavoro precedente “In cerca”, che fu a fianco in anni determinanti per la cultura italiana in genere, di Dario Fo e di Giorgio Strehler e che fu anche un poeta ironico, un artista radicale uno scrittore di melodie giunte fino a noi.
Ecco, qui troviamo sia brani di Weill come libere meditazioni su Weill, e in più, musica nuova, in spirito weiliano, di Trovesi e Coscia. La maggior fonte d’ ispirazione per il programma è “Ascesa e Caduta della Città di Mahagonny”, l’opera in tre atti che marca una delle vette della collaborazione con il drammaturgo Bertold Brecht. Recentemente Paul Griffith ha condensato il contenuto musicale di quest’opera nel seguente modo: “Bach incontra una orchestra da ballo negli anni venti e canoni e corali entrano in cortocircuito con ritmi popolari e stili canzonettistici”. “ Per noi”, dice Coscia, “Mahagonny è il punto di partenza, il pretesto per trasformare il materiale”. Il duo interpreta inoltre, nella sua inimitabile maniera, “Tango Ballade” dall’ “Opera da Tre Soldi”.
La musica di Kurt Weill è uno dei soggetti su cui si è concentrata l’attenzione del fisarmonicista Gianni Coscia al momento di dedicarsi unicamente alla musica dopo aver esercitato trent’anni come avvocato. Nel 1991 partecipa alla messa in scena di “Ascesa e Caduta della Città di Mahagonny” al Teatro Regio di Torino. Grande è la dedizione di Coscia verso una figura di spicco del jazz e della musica leggera italiana, il primo ad aver reso popolare presso un vasto pubblico la fisarmonica: Gorni Kramer cui ha dedicato affettuose e fililologiche rivisitazioni. La passione per la canzone italiana dal dopoguerra fino agli anni sessanta/settanta, condivisa peraltro con Trovesi, lo lega ad un mondo vissuto in compagnia di Umberto Eco, si parla della giovinezza di entrambi, il quale ha gustosamente infarcito il suo ultimo romanzo “La misteriosa fiamma della regina Loana” di citazioni e versi in cui spesso la fragilità poetica è compensata dalle dense evocazioni, e costruzioni, del racconto. A tratti sembra di sentire anche i nostri due eroi girovagare e “divagare sottovoce” per il romanzo.
Gianluigi Trovesi, che ha ben pochi rivali tra i clarinettisti in Europa, è stato una figura fondamentale per definire il Jazz Italiano ed è risultato vincitore, sin dagli anni settanta, di importanti premi. L’aver militato stabilmente nel gruppo di Giorgio Gaslini lo ha lanciato indubbiamente nella carriera ma dobbiamo aspettare gli anni novanta perchè venga internazionalmente riconosciuto, sia come stella dell’Italian Instabile Orchestra (vedi “Skies of Europe su ECM), che come leader di propri gruppi, in particolare l’ottetto, che registra poi per ECM (“Fugace” del Gianluigi Trovesi Ottetto, registrato nel 2002, getta uno sguardo non ortodosso alle radici del jazz).
Ma il duo con Gianni Coscia è assai speciale e regala piaceri particolari. I due vecchi amici sono legati da speciale empatia, qualità di reciproco ascolto, fulminea, quanto meditata, reattività; altrettanto stupefacente è il sottile humor, a tratti beffardo, che irradia dalla loro musica. In continua crescita dopo il debutto con l’album “Radici” del ’95, attraverso “In cerca di cibo”, e arrivando alla presente opera, il duo dimostra di avere riserve inesauribili e di beneficiare di una flessibilità d’approccio mostrandosi capace di vagabondare tra una dozzina di idiomi musicali diversi con una originalità che li stacca nettamente (per ciò che suonano e per come lo fanno) da ogni altra simile formazione.
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