Marco Bardoscia è nato il 18 Dicembre 1982.
Durante gli anni del conservatorio matura una forte passione per la musica afroamericana, comincia a trascrivere i grandi maestri del jazz e studia gli standard, pane quotidiano di ogni jazzista, collezionando esperienze musicali di vario tipo spaziando dal rock al pop alla world music sino alla musica classica e al jazz suonando in molti festival in Italia, Belgio, Germania, Kosovo, Marocco, Olanda, Grecia, Turchia, Irlanda e Francia.
Vanta collaborazioni di rilievo nel panorama jazzistico europeo accanto a nomi quali Gianluca Petrella, Ernst Reijseger, Perico Sambeat, Raffaele Casarano, Luca Aquino e Banda Municipal de Santiago de Cuba.
Ma è la collaborazione di questi ultimi anni accanto al grande nome di Paolo Fresu che lo pone finalmente all’attenzione di pubblico e critica specialmente nel progetto teatrale "Tempo di Chet" prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano. Marco è inoltre – sempre accanto a Fresu – co-protagonista del particolarissimo progetto “Altissima Luce – Il Laudario di Cortona” condiviso anche con Daniele Di Bonaventura, Michele Rabbia e l’Orchestra di Perugia.

In questi ultimi tempi è sempre più considerato a livello nazionale e internazionale anche grazie al successo fatto registrare dal suo ultimo lavoro discografico “The future is a tree” pubblicato dalla Tǔk Music di Paolo Fresu.

Il suo "vivere il basso" è di quelli da notazione di eccellenza. Tecnica precisa e un utilizzo intelligente di una peculiare strada personale nei confronti di composizione e arrangiamento fornisce la cifra stilistica di uno dei più apprezzati "nuovi nomi" del panorama jazzistico contemporaneo. Armonico e sempre "in tune" riesce sistematicamente ad essere compagno di avventure ideale di tutte le formazioni che lo accolgono. 

Marco è uno dei luminosi futuri che la new wave jazzistica italiana sta offrendo al mondo. In molti se ne stanno accorgendo.